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RollerCross

2026-01-06 17:24

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RollerCross

Cambiare il format delle gare di cross è l’unica via per manifestazioni del futuro vivibili. Con uno sguardo alle origini

 

 

 

Cambiare il format delle gare di cross è l’unica via per manifestazioni del futuro vivibili. 
E magari tornare alle origini

 

 

 

Dopo un lungo periodo di assenza dalle gare di roller-cross mi sono recato a un trofeo della Befana in Trentino, e…


By Massimo Bavieri © 2026

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In quella occasione abbiamo vissuto delle lungaggini e delle perdite di tempo, che hanno ritardato la fine manifestazione, di ore.
Alcuni, come il sottoscritto, si sono adeguati comprendendo che non c’è niente di nuovo sotto al sole, da altre fonti sono fioccate critiche.

.

Ritengo un’errore criticare i singoli organizzatori, che ci mettono la buona volontà. Piuttosto bisognerebbe criticare la formula di queste gare che da 15 anni e per tradizione nessuno pensa di cambiare. 
 

Ma si dovrebbe! …e a dirla tutta, non ho nessuna voglia di partecipare nuovamente a questi circuiti così farraginosi. Per cui, finché non vi saranno delle novità sistematiche, penso di emulare il Console Romano Cincinnato, e dedicarmi alla cura dell’orto piuttosto che tornare in prima linea.

Nella fattispecie del trofeo della Befana, una volta superato l’orario previsto di termine, mi sono proposto, di dare una mano, mettendomi a disposizione per qualsiasi incarico che potesse essere di aiuto. 
Mi hanno affidato il peggiore di tutti: aiutare la segreteria in tilt!
Ho fatto del mio meglio, ma in verità non c’era molto che si poteva fare, per come erano districate le cose; se non avere pazienza e tranquillità. 

A quel punto ho ritenuto di non mettere mano al sistema, per non dargli una ennesima interpretazione, ma mi sono concentrato di più sull’aspetto psicologico della segretaria addetta, che incalzata dalla pesante responsabilità era in agitazione schiacciata dalla paura del giudizio, e questo non è mai funzionale ad un risultato
Per cui il mio vero intento e compito che mi sono dato, è stato quello di tranquillizzare la segretaria, incoraggiarla, confermarle che era in grado di svolgere il compito al meglio, purché procedesse con calma e tranquillità, facendo quindi io da parafulmini per le molte persone che si avvicinavano al tavolo, per parlarci (e distraendo chi lavora).

A matassa sbrogliata, ho pensato che se non si cambia sistema per il futuro, questa cosa sarà destinata a ripetersi, e ripetersi e a ripetersi come sempre.

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Ho inventato questo sport del roller-cross nel lontano 1996 organizzandone gare internazionali tra cui un mondiale di skate-cross (il primo) e da allora di gare ne ho viste a decine e decine, sia in Europa che nelle Americhe e ritengo di avere voce in capitolo per poter affermare con sicurezza, che la gara di Borgo Valsugana, è stata assolutamente in linea con gli standard di tante altre a decine; federali, EPS o private che ho vissuto.

ma come si cambia il sistema? 
Si è sempre fatto così, e non c’è altro modo di fare!

Uno: non è vero che si è sempre fatto così… ci sono state in passato modalità diverse e di successo.

Due: ci vuole coraggio! 
Bisogna accettare che qualsiasi cambiamento potrebbe essere evolutivo, ma qualsiasi evoluzione è lesiva degli interessi personali di una parte degli attori in gioco i quali si scaglieranno come furie addosso al progetto e a chi lo spinge. 

Tre: sperimentare, e quindi avere l’audacia, di provare strade nuove, che non è detto che funzioneranno, anzi, quasi certamente occorrerà aggiustare il tiro come minimo, se non abbandonare una strada rivelatasi inadeguata. 

Si aggiunga che normalmente la gente non è disposta al cambiamento, e dunque l’organizzatore che sperimenta, corre il rischio di non avere adesioni al suo evento sperimentale.

Quattro: cambiare le regole, le formule, mentalità ed uscire dalla zona di confort, cosa che è per molti un sacrificio immane.

 

Detta questo premessa, vado a ragionare su delle ipotesi, che auspico qualche audace organizzatore voglia prendere in considerazione.

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Studio di fattibilità di riforma delle categorie per le gare di roller cross

Le attuali categorie sono inefficienti da molti punti di vista: 
complessità gestionale, confusione nei nomi troppo simili, categorie sguarnite e lungaggini estenuanti nella programmazione di gare e premiazioni.

 

L’attuale sistema è vetusto e non funziona più, se mai avesse funzionato in passato.

 

bella la idea in AICS (mai adottata da FIHP/FISR), di fare le categorie promozionali, per dare modo di avere un battesimo senza venire umiliati dagli esperti, e tuttavia questa idea, se non gestita in maniera oculata può avere effetti collaterali improduttivi:

1) atleti ben in grado di competere a livello più alto che amano lo slogan “ti piace vincere facile?”

2) frammentazione dei partecipanti in particelle minuscole, che spesso nemmeno riempiono il podio, o a malapena. Ad esempio capita spesso, specie nei giovanissimi, che si iscriva una sola bambina negli ago (o massimo 2), e 12 nei promo, dando vita una gara agonistica priva di senso.

3) confusione! L’organizzatore/giuria spesso mette insieme per fare numero ago e promo con l’intenzione di fare le classifiche separate poi… che nell’atto pratico complica di molto le già complesse operazioni di segreteria, che spesso va in tilt e ritarda il programma.

Per questi motivi occorre cambiare e ragionare su alcuni fatti:

1) gli adolescenti sono fisicamente gia formati come gli adulti sempre più precocemente. 

Un quattordicenne non è meno prestante fisicamente di un trentenne.

2) se uno è davvero ai primi passi, che abbia forza fisica oppure no, è ininfluente al risultato, perché a quel livello, la forza di Ercole è inutile, se si pattina goffamente, uscendo di strada in curva. 
Non è l’età anagrafica, quanto l’anzianità sui pattini che fa la differenza.


3) a una gara agonistica è normale avere una premiazione finale: ci si allena, si investe tempo e soldi in materiali, si fa strada per andare ad allenarsi.
Ma in una categoria promozionale, in cui ci troviamo gente che ha investito poco della propria vita in questa attività, con pattini da primo-prezzo, una o due ore a settimana di corso, che senso ha allestire un podio e dare medaglie di (finto) oro? Ma davvero si è guadagnato questa “gloria”, o piuttosto non gliela stiamo regalando, svalutandola?
Opto per la seconda ipotesi. Chi gareggia tanto per assaggiare l’agonismo, e contro avversari ugualmente neofiti, che sono lì senza neanche sapere come e perché, dovrebbe avere una mentalità amatoriale, di sfida con se stessi (e non con gli altri), e divertirsi nel provare una cosa nuova, con nessun altro fine. 

E invece vediamo gente accanita per un podio, manco fosse il mondiale, in queste categorie di principianti allo sbaraglio.
Non va bene.

ricette per snellire i programmi, confusione, e mandare la gente a casa dopo una giornata divertente e rilassante invece che lunga e stressante.

1) Resisi conto della anatomia dell'adolescenza, nella corsa FISR qualche anno fa hanno introdotto la categoria “ragazzi12”. 
Quindi le categorie non sono scolpite nel marmo a quanto pare, ma si adeguano ai tempi.
Non sto ragionando sull'aggiungere una categoria alle già troppe, che invece vanno sfoltite: dico questo solo per fare notare che il freestyle ha mutuato le categorie paro-paro dalla corsa, per poi non adeguarsi alle modifiche stesse del ceppo originale, e che a questo punto ci sarebbe tutto il diritto di cambiare le categorie adeguandole al mondo freestyle piuttosto che tenere quelle copiazzate da una diversa specialità, solo perché: si è sempre fatto così.
Comunque… restiamo pure nella tradizione se volete, e tuttavia io mettere dei cambiamenti anche li: 

1) I giovanissimi, gli esordienti e soprattutto i cuccioli possono gareggiare a categorie unisex: i maschi sono pochissimi, e non hanno ancora quella struttura muscolare potenziata rispetto alle femmine, propria della pubertà. 
La differenza di genere (secondo la mia esperienza di allenatore da 41anni), a quella età è inesistente a livello tecnico/fisico e non ha nessun senso dividerli solo per un fatto “patriarcale vetusto”

2) invece quando la disparità ormonale diventa evidente intorno ai 12/13 anni… qualcuno è più precoce di altri, per cui non è raro vedere alla griglia di partenza atleti molto diversi fisicamente fra loro. Ed ecco il motivo della categoria “ragazzi12” della corsa, che corrono fra di loro di una unica classe di nascita ed idem i tredicenni. Forse in freestyle questa cosa non è così influente da doverla adottare, ma se si rendessero le categorie infantili unisex, ci si potrebbe permettere il lusso di provare questo esperimento.

Immaginando che le categorie agonistiche non si possano toccare (per carità;  blasfemia), almeno possiamo ipotizzare dei cambiamenti per le nuove promesse?
Intanto è necessario dare dei nomi a questa categorie DIVERSI dalle categorie agonistiche, per non fare confusione (e attualmente se ne fa tanta), così che la propria categoria di appartenenza sia univoca.

Cuccioli: unisex tutti i bambini in età prescolare.

Primi passi: unisex tutti i bambini dalla prima alla terza elementare/primaria

Kids: unisex tutti i bambini dalla 2° alla 3° elementare/primaria 

Boys: maschietti dalla prima alla terza media/secondaria

 

Girls: femmine dalla prima alla terza media/secondaria

 

Dilettanti: maschi dai 14 anni compiuti in sù

Miss: le femmine dai 14 anni compiuti in sù

in questa maniera abbiamo 7 categorie per il settore principianti, contro le 20 attuali

… un bello sfoltimento di podi da premiare…
Ma a questo proposito, e con le premesse di cui sopra, non si vede il senso di fare una premiazione con podio e differenza di color di medaglie per dei principianti.
Ritengo più opportuno fare una premiazione di una medaglia commemorativa “bravi tutti” da dare fino ai 13 anni, e un gadget più utile come una maglietta o cappellino o un panino, per amatori e miss, poiché se alla medaglia i bambini ci tengono tantissimo, quelli grandi non è che sanno tanto cosa farsene.
E comunque da consegnare immediatamente dopo il termine della loro gara, al volo, o durante le prove pista della categoria dopo.
Dobbiamo liberare questi neofiti dall’impegno il prima possibile, per non scoraggiare i loro genitori dal partecipare ancora.

A questo proposito anche il programma deve essere blindato: se c'è scritto che la gara dei Boys inizia alle 10h30 a quella ora precisa deve iniziare, e deve tassativamente essere chiusa all’orario previsto in base ai concorrenti.


Per fare questo è necessario andare per comparti stagni. 

In queste categorie di dilettanti allo sbaraglio, non vi è nessun motivo fisico di dover dare loro un tempo di recupero; possono benissimo gareggiare le batterie subito dopo aver fatto la qualifica a cronometro, di maniera che una categoria inizia e finisce tutto nell’ambito di una mezz’ora, o anche meno se sono pochi (ma avendo sfoltito le categorie ci saranno batterie corpose).
Essendo dilettanti, non vi è ragione alcuna per doversi dotare di costosi cronometristi e cellule fotoelettriche per prendere loro i tempi, che per loro livello saranno di molto distanziati, ed un giudice con cronometro manuale sarà sufficiente (due se vogliamo essere pignoli), così da abbassare i costi vivi dell’organizzatore, il quale potrà investire il risparmio in altre cose come animazione, deeJay, premi o buffet per rendere la manifestazione meno pomposa, ma più piacevole.

Inoltre le batterie possono senz’altro essere composte di 5 pattinatori (o anche 6…); nei principianti le velocità sono basse e non ci sono traiettorie univoche che portano a scontrarsi, e non vi è motivo per cui si debba mantenere la tradizione di 4 alla volta, e nel caso di una categoria in cui siano solo in 6 partecipanti, farli correre tutti insieme è l’opzione più spettacolare e giusta e sbrigativa.

Una volta presi i tempi si procede alle finali dirette di categoria:
i primi 5 tempi disputeranno la finale diretta.
i secondi 5 tempi direttamente la finale B… e così di seguito fino ad esaurimento della lista.

Questo sistema è stato collaudato alla gara dei record con 400 iscritti (poi abbassati di 100 unità) “Rotelline & Tortellini” del 2018 svoltasi a Valeggio sul Mincio, con il patrocinio di PREZZEMOLO e che in una sola giornata con questo sistema hanno gareggiato 305 atleti su due discipline diverse, e con termine manifestazione alle 18,30 in punto come da programma, nonostante la cifra record irripetibile di partecipanti.

Per chi avesse dubbi di questo sistema ne parlo in un video su YouTube (che non ha visto quasi nessuno) e che nonostante sia di 8 anni fa, racconta ancora di cose attualissime, e che evince che da allora non è cambiato niente.
Ma il “si è sempre fatto così” non lo sradichi neanche di fronte ad un’esperimento vincente come quello di Valeggio. Pazzesco!
Il video è qui e chi ha voglia e pazienza:
https://www.youtube.com/watch?v=Ke9p8XAw9oI&t=1s

è esaustivo nell’illustrare tutti i vantaggi del sistema.

Bravi tutti e a casa presto!

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PER GLI AGONISTI TUTTO DIVERSO:

Per loro rispetto ai “promo” deve essere diverso il percorso, con l’aggiunta di ostacoli fisici veri e rampe, con vie di sorpasso garantite, e diversa la formula di gara.
L’agonista ha voglia di pattinare, si è allenato duramente e adesso in gara vuole mettersi alla prova tante volte.
A loro dobbiamo dare la possibilità di scontrarsi più volte e con tutti.
Per fare questo occorre utilizzare il sistema a punti.
Un sistema collaudato, utilizzato per la prima volta nel Moonskater Contest del 2004 (21 anni fa), e poi nell'international Moonskater Contest del 2017 ( con 315 atleti da 4 nazioni), utilizzato poi anche in tutte le gare AICS di quell’anno nonché la rassegna nazionale di Tonezza del Cimone.
Tutto funzionava: pattinatori contenti, organizzatori che risparmiavano la spesa dei cronometristi e poi… e poi per inedia e per seguire la FISR (che in merito a fantasia e sperimentazione è un dinosauro), si è tornati a fare come prima. 
La pigrizia ha preso il sopravvento e… si è tornati a fare come si è sempre fatto e pazienza se il sistema è pieno di bugs.

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Ma come funziona il sistema a punti?
Gironi all’italiana in stile campionato di calcio.
Ogni atleta in diverse RUN, incontra tutti gli iscritti della sua categoria.
Quante RUN, dipende da quanti sono gli iscritti. Se sono 8 se ne fanno due o tre, se sono 12 se ne fanno tre o 4. Ogni volta rimescolando la griglia di partenza, avendo cura che nello stilarle ogni volta cambino le persone e posizione di partenza.
Nel vincere una run prendi 4 punti, 3 al secondo, 2 e uno all’ultimo che arriva, se arriva (altrimenti zero se si ritira).
La classifica si fa in base al punteggio ottenuto.
Tante gare, tanti avversari diretti, tanto divertimento.

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Con gli agonisti che hanno bisogno di recupero fra una manche e l’altra è normale fare scorrere tutte le categorie, prima di riprendere la 2° run e successive, ma ci sta che agli agonisti si riservi una fetta più grande del programma, avendo avuto accortezza di snellire il programma delle nuove promesse, con il sistema precedentemente illustrato.
Così si prendono due piccioni con una fava e si accontentano le diverse esigenze delle famiglie promo (terminare l’impegno della giornata in tempi brevi), e quella delle famiglie ago (gareggiare tanto).

i percorsi

un’altra cosa che proprio non mi piace del roller-cross attuale rispetto a quello degli esordi negli anni ’90 è il percorso. 

Giralo come vuoi, ma sono tutti uguali e noiosi, e niente di che.


Questa cosa va bene per i dilettanti, ma agli agonisti dobbiamo dare di più.
Da quando 15/18anni fa si è portato il cross dentro ai palazzetti, per poter gareggiare d’inverno si è dovuto ricorrere a percorsi standard. 

Il famoso “fagiolo” ideato da Ivano Milazzo (fondatore del pattinaggio freestyle in AICS) era molto funzionale, ma alla lunga ha stufato molti allenatori e quindi dopo le sue dimissioni, tutti gli altri si sono adeguati ai percorso intricati a zig-zag della federazione (ancora una volta, ha vinto la pigrizia mentale di adeguarsi ai canoni federali).
Se è vero, come è vero, che il percorso a fagiolo avevano un po’ stufato, è anche vero che consentiva i sorpassi.
Per cambiare ogni tanto era ok fare i percorsi a ginepraio, ma non va bene aver abolito il fagiolo del tutto, tant’è che sono 8 anni che non lo si vede più, tant'è che in molti si chiederanno che cosa sia… l'illustrazione è in fondo.

Coi percorsi odierni la noia mortale: parti primo, arrivi primo! Sono molto rari i sorpassi, per la natura chiusa dei percorsi, al punto che oggi come oggi, se vuoi allenare un atleta a vincere non serve insegnargli la velocità, a saltare, usare le rampe: basta allenarlo duro sulle partenze e sei a posto! Che barba che noia!

Ai tempi belli, le gare si facevano in piazza, nei parchi, sfruttando anche gli ostacoli naturali presenti, come siepi, tratti erbosi, scalinate…. Ah che bello che era!
Idem all'estero, la fantasia è più fertile: all’Havana, Cuba, alla gara di corollario alla finale del circuito mondiale di maratone negli ultimi due anni, hanno incluso un monumento a gradoni nel percorso, facendovi “arrampicare” sopra i concorrenti.
 

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La fantasia è importante in questo sport, così come concepito 32 anni fa, mentre ora è diventato una routine ripetitiva.


Anche la difficoltà degli ostacoli, oggi è ridicola. Quella di oggi è una gimcana, non è un roller-cross. 
Dovreste vedere i percorsi che fanno in Messico o Francia!

 

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Che senso ha mettere una rampa, se poi gli atleti la zompano via senza nemmeno toccarla?!?
 Fai a meno di metterla e mettici un materasso o degli scatoloni, che si risparmia fatica e costi.
Negli anni che furono, se delle rampe c’erano, era perché servivano, e senza utilizzarle l’ostacolo non lo saltavi via, poiché erano dei muri di scatoloni impilati, che a secco non potevi passare e quindi la skil di saper saltare in hi-jump diventava imprescindibile dal roller cross, come bene illustrato dal poster del Moonskater Contest 1996 (che veniva regalato a tutti i partecipanti come ricordo da appendere in cameretta, e messo come paginone centrale della rivista Sport In Line Magazine).


Nelle ultime gare che ho visto si è notata l’assenza di senior. 

 

Da sport per giovanotti impavidi è diventato uno sport di bambini. 

Ottima cosa che ci siano i bambini, ma i grandi si annoiano!
Un’atleta giunto senior e quindi con molta esperienza abbisogna di stimoli che non trova nelle gare odierne e si dimette da atleta, ed al massimo segue i bambini, se non smette il pattinaggio.

Ci vuole varietà di percorsi e varietà di difficoltà e livelli per fare contenti tutti.
Ci vuole uscire un po’ dai palazzetti e tornare il più possibile nelle piazze in primavera/estate.
E reintroduzione anche del “fagiolo” di tanto in tanto, per le gare nelle palestre meno capienti.

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