IIDA World Cup a Teolo 2007 (Padova)



 

Ciao a tutti, amici e tifosi.
rieccomi qui, per questo diario di bordo (che in nome del tipo di gara chiamato "border cross" prende il nome di diario di border....), che credo diventerà una consuetudine del giorno dopo una gara di discesa.

Questa volta si è giocato in casa, in Italia; meglio nel Veneto: Teolo sui colli Euganei, posto dal panorama impagabile, e sede di una delle piste più tecniche del circuito mondiale, un lungo rettilineo iniziale che fà prendere tanta velocità, per poi strozzarti in un dedalo di curve repentine e tornanti.
Percorso non pericoloso proprio per come è fatto, ma che al tempo stesso non perdona errori o grossolanità, e ti accoglie fra le sue morbide braccia fatte di balle di paglia (quanti voli ragazzi...).

Questo è il mio tracciato preferito, ed anche quello più adatto alla mia tecnica di pattinaggio: infatti prima ancora di essere un atleta, io sono soprattutto un maestro di pattinaggio, e proprio come nello sci ne passa tanta di differenza fra un maestro di sci ed un atleta che fa' la coppa del mondo.
Io nel mio essere come sempre eclettico che fa' di tutto un pò', mi trovo ad essere l'uno e l'altro, ma non è per nulla facile.
Provate ad immaginarvi che voglia posso avere di andare ad allenarmi sui pattini, quando già ci passo delle ore ad insegnare ai ragazzini ed a farmi inseguire da loro?
Ed in effetti la mia competitività è più sulla giocoleria e maneggevolezza che ho sui pattini, piuttosto che nella potenza delle gambe o l'abitudine alle grandi velocità (che acquisirei con allenamenti duri e specifici), e di questo ringrazio tutti i miei bambini, infatti è giocando con loro a non farmi prendere o a prenderli con la pallina che io mi alleno e mi tengo in forma al punto di poter partecipare alla coppa del mondo. Grazie bimbi, a voi tutti!

Ma torniamo alla gara: me ne sono successe di tutti i colori!!!! La giornata non era affatto iniziata bene, un sacco di problemi tecnici ai materiali mi hanno costretto ad una giornata di officina perenne, sempre a cercare soluzioni di emergenza a cose che non funzionavano o si rompevano nelle prove (freni, perni, telai storti...).

Anche in gara poi nella prima manche un paio di volte non sono riuscito a impostare canonicamente la curva con frenata e staccata, ma mi sono trovato in emergenza a entrare in tornante senza aver potuto frenare e per stare in piedi inventare soluzioni su di un piede solo... roba da spavento e infatti qualche capello bianco in più forse mi è venuto :)

Ma alla fine è incredibile come nella vita le cose che sembrano andare contro di noi invece si rivelano gioiosamente a favore: Mi son trovato costretto a montare un telaio MAG9 che monta 5 ruote da 90mm, che però non avevo e che ho adattato montando le ruote da 84mm. Questo telaio lo avevo portato con me per venderlo e poi per errore convinto che fosse un MAG5 (più corto), poi costretto dagli eventi l'ho montato sulla mia scarpa... Premetto che il MAG9 è un pattino lunghissimo (pensate che prima portavo un 5x80mm), con il quale incrociare nelle curve è una cosa difficilissima, e che conosco per aver provato più volte in pista sopraelevata e che ti butta fuori perchè in pratica o lo sai portare con gran forza o lui và dove vuole!
Potete figurarvi se di mio lo sceglievo per fare delle discese coi tornanti ai 70kmh.... ma ragazzi: io non lo cambio più! Quel pattino così conciato è un arma letale! và via come un freccia e sul "pattinovelox" che misurava la nostra velocità massima sono risultato passare ai 77,81kmh!!!!! Sull'affidabilità del pattinovelox ci sono dei dubbi, comunque questo è quello che è stato rilevato.

Il problema però è che io ho montato il MAG9 a prove finite (perché accortomi all'ultimo di aver piegato un telaio) anzi a gara iniziata!
Per fortuna che io col pettorale nr° 86 ero l'ultimo concorrente a scendere, e quindi ho avuto tutto il tempo di sistemare l'attrezzo e inventarmi una modifica sul freno. Sì perché il freno per il mag9 non c'è ed io di certo non immaginavo, che lo avrei usato, quindi mano a viti e cacciaviti e "tochi de fero" e sistema alla bene e meglio, fintanto che il microfono chiama i nomi dei miei avversari alla partenza.
Quando tocca a me, sono ormai scesi tutti, ed io stò per partire con un pattino che non conosco, che non ho mai provato di cui non sò nemmeno se funziona il freno. brrr... che paura di spavento, ed anche lo stress di tutto questo rincorrere e dubbi "non c'è male, grazie".

Parto.
A paletta (sono pur sempre in concorso per la coppa del mondo e in abbinata al campionato italiano, che si disputa in contemporanea, semplicemente creando una classifica a parte per gli italiani).
Subito mi rendo conto di quanto il pattino in magnesio vada forte (col magnesio ci fanno i cerchioni della macchine da formula1 per intenderci)... Troppo forte! E comincio a farmi tutte le pare del mondo: "e se poi mi spatascio alla prima curva che è quella dove si spatasciano tutti perché arrivi al massimo della velocità dopo un rettilineo infuocato?!? E se poi quando voglio frenare per entrare in quella curva maledetta il freno si rende inefficace?". Quindi, siccome alla salute ci tengo e fare le gare di discesa non è certo roba per tutti proprio perché occorre pensare a quello che si fà, io "per non saper ne leggere, ne scrivere" un colpetto di freno tanto per provarlo a metà rettilineo ce lo dò. Appurato che il freno fà il suo dovere, son più tranquillo... ma anche più lento ovviamente, e questo influirà sulla classifica di una gara dove in un secondo ci sono 6/7 atleti. Comunque meglio essere tranquilli e va bene così. Affronto la curva maledetta: perfetta, taglio la seconda a 90° proprio come volevo fare, ed ecco il primo tornante, cattivo come Attila, ci vuole un bel frenone, che ben assestato sbanda un pò ma sortisce l'effetto di farmi staccare nel punto e alla velocità ottimale, e poi via così per tutte le coppie di tornanti a seguire, di cui un paio come raccontato prima, addirittura per metà su un solo piede (e forse per fortuna perché penso che sia stato lì il colpaccio).

Quando arrivo al traguardo la sensazione di essere andato forte era ...FORTE, tutti mi guardano con stupore e rispetto, perché il tempo è buono. Certo i grandi campioni e fuoriclasse sono fatti di un'altra stoffa, ma non sono poi così lontani e soprattutto è la prima volta in vita mia che li sento così vicini.
Renzo Pedrazzoli, un trentino (che però si sente svizzero e risiede a Zurigo), mi riferisce che il mio tempo è di 1'59", e che lui ha superato i 2 minuti. Urka! Renzo di solito mi arriva davanti di un bel po', allora sono andato forte davvero.
Inoltre due degli italiani che puntavano al titolo nazionale, Nicola Piron (campione in carica) e Roberto Colombo (una vecchia volpe che in coppa del mondo è sempre fra i più forti), sono caduti e quindi mi trovo magicamente quanto provvisoriamente sul podio dietro al mio amico ed ex allievo Angelo Vecchi e "The President" Davide Tacchini.
Diciamo che a questa medaglia di bronzo ci avevo fatto la bocca, ma al tempo stesso ritenevo impossibile poterla tenere al collo con l'arrivo della seconda mache (in coppa del mondo si fanno due maches e si tiene buono il risultato migliore per la classifica finale), dove sicuramente i miei due fortissimi amici/avversari non sarebbero caduti una seconda volta.
Nicola è il primo a partire della seconda manche (io ero l'ultimo), dall'alto parlante sento il suo tempo: 1'56",48. La frustrazione mi crolla addosso: come faccio ad abbassare di 3 secondo la mia prestazione precedente che era stata la migliore in carriera dopo Losanna '99 ?!? (un'altra storia bellissima che vi racconterò dal vivo se capita)
Poi parte Roberto e ci piazza un bellissimo 1'37". Sono 5° lontano dalla medaglia che per un'ora era stata virtualmente al mio collo.
Sconforto totale. Però devo anche io fare la seconda mache, e penso di poter tirare giù un secondo semplicemente non facendo la frenata di prova e poi tentare di aggredire le curve con coraggio e senza errori sulle frenate questa volta.
Ma ci credo gran poco, la ritengo una mission impossible.
Ciò nonostante parto a razzo e ci dò dentro come non mai, ed in teoria non sbaglio nulla anche se su ogni curva gratto davvero tanto con le ruote per la troppa foga.
Infatti il tempo c'è 1'38"... un tempo grandioso che mi mette al 17° posto nella classifica di seconda manche, un risultato da baciarsi le mani, dovrei esultare e saltare di gioia per la più grande prestazione possibile immaginabile per le mie possibilità... e invece no... penso a quel bronzo tricolore che ho perso e non riesco a gioire più di tanto, anzi sono arrabbiattissimo perché avendo dato il massimo non capisco cosa altro posso fare per andare più forte di così... cosa faccio i numeri da circo?
Quando ormai me la stò mettendo via, e mi è passata l'arrabbiatura e sopraggiunge la pace dei sensi, ecco che mi si avvicina Nicola, mi tende la mano e si congratula con me per la prestazione. Certo il tempo è buono, e ringrazio delle congratulazioni di un così valente atleta, che sono sempre molto gradite, ma insomma dai... tu hai fatto di meglio -gli dico-. Ma cosa dici, se mi sei davanti di diversi centesimi?! -risponde lui-. Ma mi prendi in giro? (io, con faccia quasi indispettita), e lui basito e imbarazzato: "no, non ti prendo in giro credimi, vieni con me a controllare dai cronometristi se non ti fidi".
Io non è che non voglio fidarmi è che mi sembra troppo bello per essere vero, ci deve essere un errore.
L'errore infatti c'è stato: quello di non essere andato a vedere il mio tempo della prima manche dai giudici, invece di basarmi su quello che mi dice un finto svizzero, il quale probabilmente avrà letto o sentito male e quindi riferitomi di conseguenza.
Il mio tempo della prima manche era di 1'56"26 e non come erroneamente riferitomi di 1'59 e rotti.
E io che mi sono fatto due ore di paranoie dure, quando invece ero in una botte di ferro!!!

Morale della favola: quel tempo ottenuto da una serie di eventi roccamboleschi (il pattino che si rompe, l'essere costretto ad usarne uno veloce ma difficilissimo da usare, le curve fatte su un piede solo...) mi hanno dato un tempo bellissimo che mi è valso il 3° posto nel campionato italiano e 10° in coppa del mondo. Mio miglior risultato di sempre, anche di quel grandioso 8°posto in urban downhill di Losanna '99.
Si vede che come il vino, miglioro con l'età.

Peccato però averla vissuta così sotto stress, quando avrei potuto fare salti di gioia subito.

Poi nella seconda giornata di gare con il "duel" o border cross (o altro che dir si voglia), ero stanco morto, ma comunque mi son divertito un sacco sia a fare le gare (che per non tediarvi troppo visto che non ho combinato nulla di speciale non vi racconterò), che soprattutto le riprese video con gli altri membri dell'Italia downhill team dovendo inseguire un quad con sopra l'operatore, e dove per fare i fighi e un po' di spettacolo ne abbiamo combinate di tutti i colori (da mezzi matti proprio), sperando di poter reperire il video e metterlo in internet quanto prima vi saluto, segnalandovi che in settimana su RAI-sport satellite, trasmetteranno una sintesi delle gare, magari poi mi mettono anche un frangente della mia premiazione serale in piazza sul podio, con la medaglia e l'inno nazionale... speriamo, amici miei, in modo di avervi tutti con me virtualmente in quella serata magica.

Prossima tappa:
prossimo week end "freeride" (ovvero sessioni di prove libere collettive a manetta senza gara e classifica) in Friuli, dove può venire a provare a far discesa chiunque (che vuol aggregasi a me, si metta in contatto che ci divertiamo), e la settimana dopo ancora in Francia per un altra tappa della IIDA World Cup.

ciao
Max